albergo Cpt

un viaggio nel centro di permanenza temporanea di Gradisca d'Isonzo
sabato, 29 settembre 2007

No global o fascista?

Il mese scorso per qualcuno ero un no-global, per altri oggi sono un fascista. Dove stia la verità non lo so nemmeno io e poco mi importa. Sono solo definizioni. Comunque sia, una cosa è chiara: è inutile raccontare la verità a chi non la vuole sentire o ha già la sua.

 

Nel corso della manifestazione che avrebbe dovuto essere di pace sono state dette tante parole d’odio e questo io non lo comprendo. Siccome però non è giusto generalizzare, va citato l’intervento di un immigrato con accento spagnolo: “Vorrei che un momento come questo – ha detto al megafono quasi sotto voce – non fosse solo di forza fisica: che non si dica che da una parte ci sono gli sbirri e dall’altra noi. Vorrei che si dicesse che di fronte ci sono delle persone”.Manifestazione

Guarda caso, a differenza di chi ha parlato prima di lui, questo straniero con la barba e gli occhiali ha raccolto applausi.

Per il resto, i manifestanti se ne sono stati per tre ore da una parte della strada con i loro striscioni, mentre gli agenti li hanno guardati stando dall’altra parte di via Udine con i loro scudi antisommossa.

Sabato prossimo sembra che si replicherà.

 

Io però mi chiedo una cosa. Anche se partono da posizioni distinte, sinistra e destra chiedono la stessa cosa: la chiusura dei Cpta perché non risolvono il nodo immigrazione. Sarò idealista e infantile, ma la domanda è: perché non si mettono insieme?  

postato da: stefanobizzi alle ore 21:47 | link | commenti (2) | commenti (2)
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sabato, 29 settembre 2007

Verità?

In attesa di vedere cosa succederà durante la manifestazione organizzata oggi pomeriggio dalla Rete contro i Cpt, ripenso a mente lucida al tour di ieri. L’unica cosa che forse mi è apparsa diversa sono stati gli ospiti.

In molti hanno giustamente capito che i protagonisti della visita erano loro e non la struttura. I più svegli si sono fatti sotto e hanno cominciato a raccontare le loro avventure ai giornalisti e ai politici. Il punto è che la maggior pare delle vicende raccontate ieri erano le “mezze verità” di chi in realtà ha qualcosa da nascondere. Chi ha vissuto drammi veri se n’è stato in disparte. Si è limitato a osservare incuriosito da lontano. Non dico che le storie fossero tutte false. Dico solo che la questione non quadra. Non è possibile che in valore assoluto gli ospiti di agosto fossero più reticenti di quelli di oggi.

In ogni caso, anche io, come ha detto qualcuno, ho raccontato solo “mezze verità” o “verità incomplete”. Diciamolo. Per quanto ci si sforzi, essere del tutto oggettivi è impossibile. Neppure l’obiettivo della telecamera è neutro. Il taglio più o meno ampio dell’inquadratura o la direzione in cui la si punta, effettuano già una prima selezione. Se a questo ci si aggiunge il montaggio, anche con tutta la buna fede del mondo, la realtà filmica può non assomigliare a ciò che è stato, anche perché spesso a modificarla ci pensano le necessità estetiche.

Se questo accade con le immagini, con le parole la “selezione” è ancora più spinta. A fare la differenza allora è la buona o la cattiva fede.

Purtroppo tra i racconti degli ospiti ce ne sono stati alcuni (e lo so per certo perché ho chiesto conferme in separata sede ad altri trattenuti) che non erano del tutto aderenti alla realtà. Nessun biasimo comunque, perché fa parte del gioco. Ciasuno interpreta il suo ruolo. L’importane però è saperlo e non lasciarsi confondere dal gioco delle parti.

postato da: stefanobizzi alle ore 09:20 | link | commenti | commenti
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venerdì, 28 settembre 2007

Allo zoo

Nessuna reticenza. Tutto trasparente. Eppure non basta. Il giro turistico di due ore allo "Zoo Cpt" non è sufficiene per capirci qualcosa. Troppe informazioni insieme e alla fine ne esci con una visione distorta. Non succede perché i ciceroni barano, anzi: loro sono più che disponibili a rispondere a tutte le domande senza nascondere la polvere sotto il tappeto; succede perché non c'è il tempo di metabolizzare. Io stesso nel momento in cui mi sono trovato di fronte alla tastiera del computer ho avuto difficoltà a mettere a fuoco il punto. Non credo neppure d'esserci riuscito.

Ciò che più mi ha colpito sono stai i pregiudizi con cui i politici e alcuni giornalisti (ma forse del secondo gruppo era soltanto uno), sono entrati. Le loro domande erano tese a ottenere conferme, più che a capire e ad avrere delle risposte.

"Bisogna chiudere perché ci sono troppe sbarre", ha detto uno di quelli che occupano una poltrona a Roma come se il problema fossero le sbarre, non il sistema. Lo stesso signore ha poi interrogato il rappresentante della Prefettura su questioni che lui avrebbe dovuto conoscere già. Sembrava quasi che il responsabile di tutto fosse il fuzionario di piazza Vittoria, che l'aguzzino o il carceriere fosse lui. Che lui fosse quello che ha deciso il rimpatriato dei 50 egiziani.

Oh: ma siamo impazziti?

Lui è solo il braccio: è colui che applica le leggi fatte nella capitale. Se a lorsignori quello che hanno visto non piace, lo cambino pure. Ne hanno la possibilità. Non se la prendano però con chi lavora per far rispettare la legalità. Il giusto e l'ingiusto, mi hanno sempre insegnato, non c'entrano niente con il legale e l'illegale. Portare via una caramella dalle mani di un bambino è ingiusto e crudele, ma non è illegale. Rispettare il limite di velocità di 50 chilometri all'ora su alcune strade extraurbane è impossibile e ciò può apparire "ingiusto", ma superare il limite imposto dal codice è illegale e, se si viene fermati, è giusto pagare la contravvenzione.

Il problema è che in Italia troppo spesso si confondono le cose.

Prima di concludere, una chicca di uno dei tre politici preseti: "Nella mia precedente visita avevo notato che non ci sono alberi. Non potete fare qualcosa per risolvere il problema".

Nobile intento, ma per chi sta qui dentro, la presenza degli alberi (o la loro assenza) rappresenta l'ultimo dei problemi.

postato da: stefanobizzi alle ore 20:22 | link | commenti | commenti
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giovedì, 27 settembre 2007

Domani di nuovo dentro

Quando il fax con la richiesta del nullaosta per la visita al Cpt è partito dalla redazione con destinazione l'Ufficio di gabinetto della Prefettura, ho cercato di imaginarmi l'espressione di chi l'avrebbe ricevuto. Ci penso e ci ripenso ma non riesco proprio a immaginarmela.

Domani torno dentro. Questa volta come giornalista. Ci vado al seguito della visita voluta dal consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz con la stampa e con i rappresentanti delle associazioni. A quanto pare, dopo aver ricevuto la richiesta di "accredito", dalla Prefettura hanno chiamato in redazione chiedendo se fosse uno scherzo.

Parola più, parla meno, chi stava dall'altra parte della cornetta deve aver detto:

"Ma Bizzi cosa viene a fare? conosce ogni anfratto del Cpt".

Questo episodio mi ha fatto riflettere e ho capito che forse una cosa non è ancora del tutto chiara. Questo blog non è contro qualcosa, né contro qualcuno. Questo blog è cronaca. Questo blog mi permette di raccontare delle storie in un modo diverso da come potrei raccontarle sul giornale. Domani entrerò nel Cpt per raccontare quello che vedono i politici, quello che succede. Niente più.

Lo ammetto, in alcuni casi ho espresso un'opinione. Ma è umano perché, una volta visto e capito il Cpt - sempre che lo si possa capire -, non si può non riflettere sull'inutilità oggettiva di questo posto. C'è però da dire che la mia conclusione non è tanto diversa da quella a cui è giunta la commissione De Mistura. Io nell'ex caserma Polonio sono entrato per capire se fosse un albergo a cinque stelle come qualcuno diceva o se, al contrario, fosse un lager come dicevano altri. Bene: non è né questo, né quello.

Con tutto il rispetto che ho per i miei colleghi (meno ne ho per i politici), potrei già raccontare quello che ci sarà scritto sabato mattina sui giornali, su tutti, anche sul mio. Si parlerà di gabbie, di limitazione della libertà, ma anche di condizioni tutto sommato umane, forse qualcuno accennerà ai problemi delle forze dell'ordine. Fine. Fine per due semplici motivi: primo perché è questo che si aspettano i direttori e, prima di loro, i lettori; secondo perché sono quelle le prime cose che colpiscono quando si entra nella struttura. Anche la prima parte di questo blog ne parla.

Qui per fortuna non ci sono direttori e, visto che non ci gadagno niente se aumento o perdo dei lettori, nei limiti della sicurezza del Cpt e della privacy di chi è ospitato o ci lavora, sono libero di scrivere quello che più mi colpisce. Delle sbarre se ne è già parlato e a questo punto posso soffermarmi, magari per venti righe, su un unico particolare. Se vi stancate potete sempre cambiare canale, ma non vi incazzate dicendo che questo non è giornalismo aggiungendo - magari - che avete buttato via i vostri soldi...    

postato da: stefanobizzi alle ore 18:06 | link | commenti | commenti
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martedì, 25 settembre 2007

L'aeroporto è chiuso

“Signor Bizzi, l’aeroporto è chiuso”. Tradotte, le parole che con accento campano escono dalla bocca dell’agente dello scalo di Ronchi dei Legionari dopo il controllo del tesserino dell’Ordine dei giornalisti significano: “Qui nessuno la vuole tra i piedi. È tardi e se ne vada a dormire”.

I due pullman con a bordo i 50 clandestini egiziani che da quasi un mese stanno creando scompiglio all’interno del Cpt è partito da Gradisca da una ventina di minuti.

Per il lungo corteo di scorta, l’ordine è di procedere a velocità ridotta. Come previsto, l’aereo dall’Egitto non arriverà prima di mezzora. C’è tutto il tempo per percorrere i pochi chilometri che dividono il punto di partenza alla meta. Lungo il percorso diverse pattuglie di controllo.

Lo spiegamento di forze è ingente. Non c’è da stupirsi. Dopo i precedenti delle ultime settimane, era il minimo che ci si potesse aspettare. Da informazioni raccolte qua e là con molta difficoltà e tra molte reticenze, sembra che tutti abbiano capito la musica e così, stasera, nessuno ha opposto resistenza. Si sono piegati al loro destino.

Le procedura di riconoscimento sono andate avanti per ore. Tra le immagini che mi restano di quest'ennesima umida serata “on the road” di fronte al Cpt c’è quella di una collega che fissa gli egiziani dalla strada. La porta carraia è aperta, loro stanno al di là di un vetro anti-sfondamento, un vetro simile a quelli che hanno provato ad abbattere durante le loro azioni. Indossano magliette con le maniche corte e tengono le braccia dietro la schiena. Di fronte a loro stanno gli agenti in tenuta antisommossa. La vedo di tre quarti mentre mi scaldo appoggiato al cofano della macchina appena spenta. Il suo sguardo è fisso. Non riesce a staccarlo da quel quadro. La bocca è appena aperta. Sta per uscirle una frase. Si vede. Ti immagini che dica chissà cosa, invece con un filo di voce sussurra: “Poverini, non hanno freddo?”.

Il pesante portone d’ingresso si apre e si chiude in continuazione. Finalmente si sentono dei clacson. È il segnale: il carrozzone sta per muoversi. Le auto si radunano. Tra i gas di scarico e i lampeggianti blu la percezione dello spazio e del tempo comincia a vacillare. Sono disorientato. Provo a contare il numero di pattuglie, ma perdo presto il conto. Il primo autobus passa come un fantasma nella bruma; quasi invisibile al mio sguardo. Ho atteso tutta la sera questo momento e ora che posso stringerlo, mi scivola tra le dita come sabbia fina.Trasferimento

Punto la macchina digitale verso l’interno per il secondo autobus, ma un celerino mi intima di allontanarmi. Perdo l’attimo, ma non importa. In questo momento, per chi è rimasto all’interno del Cpt, operatori, agenti e ospiti, è tornata la quiete.

postato da: stefanobizzi alle ore 01:17 | link | commenti (1) | commenti (1)
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lunedì, 24 settembre 2007

Ancora disordini

Sono le 22.35 quando suona il cellulare. Il numero sul display è quello della Rusticana.

“Fai ancora il giornalista?”, mi chiede Antonio dalla pizzeria.

“Che domanda è?”, mi chiedo rispondendo "Si, faccio ancora il giornalista".

“Guarda che qui di fronte, al Cpt, stanno sparando i fuochi d’artificio. Forse t’interessa, volano lacrimogeni da tutte le parti”.
Non me lo faccio ripetere due volte. Metto le scarpe e volo in via Udine.

È tutto un lampeggiare di luci. I primi che incontro di fronte alla Rusticana sono i vigili del fuoco. Li hanno chiamati per un presunto principio d’incendio al di fuori del perimetro dell’ex caserma. Non li hanno fatti entrare e non sanno nulla. Di fronte alla porta carraia trovo il fotografo già pronto a scattare.

La cosa che mi sorprende di più è l’assenza del solito via vai di pattuglie e di sgommate. Significa che hanno risolto tutto all’interno. Che nessuno è riuscito a scappare.

Un quarto d’ora e arriva anche l’auto medica. Si infila nel cancello seguita poco dopo dall’ambulanza. Entrano giusto il tempo di fare un giro intorno alla struttura interna. Accendono la sirena e volano fuori. Posteggiano a dieci metri dalla porta carraia.

“Ci hanno chiamato per un malore, non sappiamo altro. Non abbiamo voluto rimanere dentro perché si stavano preparando a lanciare i lacrimogeni per sedare la rivolta. Ma non abbiamo visto niente”, dice uno dei membri dell’equipaggio.

Aspettiamo.


Il capo della squadra mobile passando si limita a un saluto, nulla più.

All’improvviso tutti gli agenti schierati sulla porta carraia spariscono all’interno e il cancello viene chiuso.

Si riapre solo per fare entrare e uscire i mezzi. È un via vai composto e tranquillo.

Le informazioni che io e gli altri giornalisti riusciamo a strappare sono frammentarie.

Non si capisce bene se ci sia o neno un ferito serio.

“Noi non entriamo. Se qualcuno ha bisogno di cure ce lo portate fuori”, ribadiscono i sanitari del 118 agli agenti.

Intorno alle 11.30 viene portata fuori una donna con una bambina piccola. A spanne mi sembra Bitania, la piccola che ho accompagnato all’ospedale per la visita il giorno del suo ingesso. Il nome che la mamma fornisce a una collega corrisponde. È lei: è la bambina che aveva gli orecchini, la collanina e il braccialetto d’oro. Lei e la mamma vengono dall’Eritrea.

Cosa è successo? le chiediamo. Poco prima il questore Gatti in persona si era premurato di sapere se stesse bene.

In modo generico dice che qualcuno si è arrampicato sulle sbarre e la polizia ha lanciato i lacrimogeni. Altro non sa. Le credo perché lei sta nella sezione del Cpa, mentre i disordini non possono essere successi che nella sezione Cpt. Se ha visto qualcosa, lo ha visto da lontano. Lo ha visto attraverso delle grate. Non aveva la visuale libera. In compenso il gas è passato da una parte all’altra dlla struttura e la bimba l’ha respirato. Nemmeno a dirlo, venerdì nel corso del vertice sulla sicurezza, l’assessore regionale Antonaz, ricordando al sottosegretario agli Interni che era necessario chiudere il centro o aumentare le misure di sicurezza perché a rischio c’era, tra le altre cose, l’incolumità degli ospiti, aveva proprio portato come esempio il pericolo del gas sui bambini piccoli presenti.

Per precauzione la donna e la bambina vengono accompagnate all’ospedale.

 

Un poliziotto di presidio all’esterno, guardando noi giornalisti, ci chiede perché non entriamo. La sua non è ironia. Parla sul serio.

“Dovrebbero farvi entrare con le telecamere e con le macchine fotografiche. Così almeno la gente fuori saprebbe cosa succede dietro a quel muro e capirebbe molte più cose”, sentenzia.


La trasparenza è tutto. In effetti, non ha torto. Per quello che avevo visto io, a parte un momento di tensione durante la prima fuga, le forze di polizia ne vengono fuori più che bene.

 

Entra un cellulare dei carabinieri. Escono agenti in borghese della Digos. Arraffano dai portabagagli delle auto un po’ di materiale e i caschi antisommossa e rientrano.

Da fuori sembra tutto tranquillo. I pompieri se ne sono andati dopo venti minuti, l’ambulanza probabilmente è già pronta per un'altra chiamata e anche gli agenti della Polfer vengono mandati via assieme a quelli della Polstrada.


Con noi rimane solo il personale dell'automedica. Ora siamo noi che teniamo compagnia alla dottoressa e all’infermiere: non sanno ancora se la voce di un ospite rimasto “seriamente ferito” sia vera o falsa. Nel dubbio devono aspettare.

A mezzanotte e mezza arriva il via libera. Anche loro se ne vanno. Non c’è più nulla da fare. L’umidità entra nelle ossa. Stare qui ad aspettare una battuta ufficiale, comincia a non avere più senso. Mettiamo via i taccuini e ce ne andiamo a casa anche noi. Domattina sapremo qualcosa di più.

Per ora sappiamo solo che ci sono stati gravi danneggiamenti alla struttura. Nulla più.

postato da: stefanobizzi alle ore 00:11 | link | commenti (1) | commenti (1)
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sabato, 22 settembre 2007

Quello che non ho scritto

Ieri pomeriggio nella sala del consiglio del Comune di Gradisca d'Isonzo si è tenuto un vertice, anzi "Il Vertice". Al tavolo insieme ai rappresentanti delle istituzioni locali c'era il sottosegretario agli Interni Ettore Rosato. All'ordine del giorno solo un punto: "Cpt e sicurezza". Sicurezza intesa sia come sicurezza degli operatori del centro, sia come sicurezza della popolazione.

Il succo della questione è che a livello locale si richiede una maggior presenza di forze di polizia tanto all'interno, quanto all'esterno dell'ex casera Polonio - l'esterno, manco a dirlo, è inteso in senso lato, è inteso come territorio -. Come previsto, la risposta del rappresentante del Governo è stata quella che tutti si aspettavano: che a livello provinciale l'organico non è sottodimensionato e che, quindi, gli agenti già presenti sono più che sufficienti per coprire i servizi previsti.

Rosato ha invitato ad attendere l'ingresso della Slovenia nell'Area Schengen alla fine di dicembre. Allora il personale oggi impiegato per il controllo dei confini verrà dirottato sul Cpt o sul territorio. 

Fino a qui tutto sacrosanto, l'ho riportato anche sul giornale di oggi. Quello che però non ho scritto e che mi ha colpio è che, all'esterno di Palzzo Torriani, mentre dentro si parlava di organici di polizia, c'era uno spiegamento di forze allucinante. In tutta franchezza, posso capire che c'era radunata la crema della crema della politica locale, ma la presenza di un numero imprecisato di pattuglie di polizia, carabinieri, guardia di finanza, vigili urbani, agenti in borghese e chissà che altro ancora, mi è sembrata sproporzionata. Mancavano solo i cecchini sui tetti. Ma forse c'erano anche quelli e non li ho visti.

Per la cronaca: il presidente della Provincia Enrico Gherghetta ha citato i risultati a cui è giunta la commissione parlamentare sui Cpt. In due parole, la commissione De Mistura ha concluso che i Cpt sono "costosissimi" ("Non costosi, costosissimi", ha sottolineato) e che non servono allo scopo per cui sono stati concepiti. Per questo vanno cancellati.

Peccato però che cancellandoli, a livello europeo l'Italia incorrerebbe in un'infrazione.

Il solito cane che si modre la coda. Tante parole, nessuna soluzione. Punto e a capo.

postato da: stefanobizzi alle ore 17:23 | link | commenti | commenti
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sabato, 15 settembre 2007

Fuga... al supermercato

Non so come si chiama, ma lo riconosco. È uno degli ultimi ospiti che ho visto arrivare nella sezione rossa dell’ex Polonio. Parla un discreto inglese. Mi viene incontro con la mano tesa e un gran sorriso stampato in faccia. Sono l’unico volto a lui noto in tutto il supermercato. Fermo il carrello e gli chiedo come sta.
 A scanso d’equivoci, per prima cosa, tira fuori dalla tasca sinistra dei jeans il permesso di soggiorno temporaneo che gli ha rilasciato la questura. È piegato in quattro parti e protetto da una di quelle buste di plastica che si usano per archiviare i documenti nei raccoglitori. Gli dico che non c’è bisogno di farmelo vedere. So che può andarsene liberamente a spasso dalle 8 alle 20. Può spostarsi dove vuole e, volendo, può anche non rientrare. Non farlo però significherebbe “perdere” l’alloggio gratuito fornito dallo Stato.
Per deformazione gli chiedo cosa sa della fuga di ieri notte. Magari può aggiungere all'episodio qualche particolare a me ancora sconosciuto.

"Non so niente. Io non c’ero. So solo che è stato solo un gran casino".

 Più che da una precisa linea di difesa, la sua risposta viene dal cuore. Le vite degli ospiti del Cpa, anche se a volte si incontrano con quelle dei trattenuti del Cpt, di fatto corrono su binari paralleli. Dei cinquanta egiziani che, dopo aver sfilato uno dei cancelli del corridoio esterno alle camerate, hanno tentato di sfondare un vetro blindato alle 4 del mattino, lui non può dirmi nulla.
In 12 sono riusciti a scappare.
Per la verità a scavalcare la doppia fila di recinzioni del Cpt, dopo che i carabinieri avevano lanciato i gas urticanti per bloccare la carica, erano stati 14. Mentre  uno è stato rintracciato immediatamente, un secondo è stato ripreso non molto tempo dopo.
Degli altri, al momento non si sa nulla. Sarei pronto a scommettere che la mente della rivolta è stato un tipo basso e ben piazzato con gli occhi azzurri e i capelli neri pettinati in avanti sulla fronte. La mattina del 31 agosto era tra i più determinati. Era lui che incitava i compagni. Era lui che guidava la carica “del calcetto” con la quale il gruppo ha sfondato il vetro. Sono sicuro che anche dietro a questa nuova azione ci sia ancora lui. Non avrò però mai alcuna conferma. 

"Quegli egiziani non mi piacciono. Non piacciono a nessuno. Danno solo problemi", dice.

Non faccio fatica a credergli. Capisco comunque che l’argomento della rivolta non lo entusiasma. Sono curioso di sapere cosa facia quando è fuori dalla Polonio.  Glielo chiedo.

"Giro. Cerco di capire come funzionano le cose da voi. Nel mio Paese studiavo economia e facevo l’autista. Qui non so ancora cosa farò esattamente…"

Si accorge che non sono solo e, anche se non gli metto nessuna pressione, dopo essersi presentato, si congeda. Prima di andarsene spende però qualche parola in mio favore.

"È un bravo ragazzo. Si comporta bene. Mi raccomando…"

Rimango attaccato al maniglione del carrello senza parole, mentre lui, con passo svelto, gira l’angolo della corsia surgelati. Con la mano alzata e lo stesso sorriso con cui mi era venuto incontro saluta e se ne va.

 

postato da: stefanobizzi alle ore 15:31 | link | commenti | commenti
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giovedì, 06 settembre 2007

Abbas (Bin-Laden)

Quando l’iraniano è arrivato, gli ospiti lo hanno scaraventato sotto la doccia e gli hanno fatto grattare tutta la sporcizia accumulata in tre anni di vagabondaggi. L’abbronzatura di Abbas si ferma ai polsi. Mentre le mani sono scure come tazze di caffè, le braccia sono chiare come il latte. Un contrasto netto che non passa inosservato.

Vaga su e giù per il piazzale borbottando qualcosa che nessuno capisce. Gli altri immigrati lo guardano da lontano come fosse un fenomeno da baraccone. Per la barba e i capelli lunghi lo chiamano Bin-Laden.

Conversare con lui è impossibile. Non risponde mai alle domande, va per la sua strada. Quando gli ho chiesto in castigliano se parlasse davvero spagnolo come mi avevano detto, indicandomi la linea della soglia del portone di fronte a noi, ha risposto che al di qua si parla in un modo e al di là si parla in un altro. Noi ci trovavamo dal lato dell’inglese. Con una proprietà di linguaggio ottima, mi ha spiegato gli equilibri mondiali pre e post Guerra Fredda. Ma di spagnolo non si è accennato.

Poco prima, in francese, ha messo in linea, sull’attenti, due “soldati” del Marocco. Con i loro denti sghembi i due ospiti magrebini ridevano con un sorriso a metà tra lo scemo e l’inconsapevole. Non c’era però nulla da ridere. Quel gesto marziale, così preciso, insegnato a quei poveri diavoli marocchini, nascondeva qualcosa di profondo del passato di Abbas. Non era né casuale, né frutto di una momentanea follia. Gli ordini erano secchi e decisi. I movimenti di braccia, gambe e testa tradivano un automatismo inquietante. L’iraniano ha provato a mettere accanto ai primi due membri del suo personale esercito altre tre reclute, ma dopo aver visto da fuori il rigore del comandante, gli altri ospiti hanno preferito non rispondere alla chiamata.

Secondo alcuni, Abbas è - o era - una spia. Non è inverosimile che tale sia stato nel passato. Non certo ora.
Deliri a parte, ritengono che sia molto intelligente: anche troppo.

Quel che è certo è che nella sua testa nasconde qualcosa. Se lo faccia in modo consapevole, non lo so. Guardando i suoi comportamenti, viene da pensare che sia stato rinchiuso per anni in una prigione. Tra le tante sue stranezza c’è che non fuma le sigarette; fuma solo i mozziconi che trova per terra o che gli lasciano i suoi compagni. Quando ha raccolto una “corta” davanti a Mongi, El-Kader, Mohammed e me, Mongi gli ha offerto una cicca delle sue. Lui ha però preferito finire quel mozzicone abbandonato a terra. Lo ha stretto tra le labbra e, per non bruciarsi i baffi e la barba incolti, se l’è fatto accendere con un’altra sigaretta.

 

Mentre Abbas sembra sapere troppe cose, gli egiziani che hanno tentato la fuga sembrano saperne troppo poche. Dopo un violento acquazzone, il sole ha fatto capolino tra le nuvole prima che ricominciasse a piovere per un’altra mezzora. Quando è tornato sereno gli egiziani mi hanno chiesto come fosse possibile che il tempo cambiasse così spesso. Non ho saputo cosa dire, ho risposto solo che siamo in Italia. La cosa però mi ha fatto riflettere. Oltre a non parlare altro che la loro lingua madre, non si sono nemmeno preoccupati di informarsi sul luogo dove stavano andando. Questi ragazzi sono allo sbando totale. Non c’è da meravigliarsi dunque se dopo meno di 24 ore dal loro arrivo a Gradisca abbiano deciso di scavalcare le recinzioni del Cpt.

postato da: stefanobizzi alle ore 22:04 | link | commenti (1) | commenti (1)
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mercoledì, 05 settembre 2007

Palestinesi

Sono fuori dal Cpt. Per raccontare quanto è successo questo pomeriggio a Gradisca devo rifarmi alle versioni ufficiali. Non sono false, sono solo parziali.

Tra le 17.45 e le 18 un gruppo di otto palestinesi trattenuti nella zona blu da una ventina di giorni, temendo l’imminenza del rimpatrio, imitando quanto fatto la scorsa settimana dagli egiziani, si è arrampicato sul tetto per un gesto dimostrativo.

Poco dopo, due dei protagonisti sono tornati giù. Gli altri sei hanno chiesto di parlare con i funzionari della prefettura. Le trattative sono andate avanti per un’ora, poi anche loro sono scesi e l’emergenza è rientrata.

La questione sta diventando delicata anche perché, se qualcuno vuole creare confusione, basta che metta in giro la voce sbagliata e dentro al centro scoppia il putiferio.

Così rischia di diventare pericoloso per davvero.      

postato da: stefanobizzi alle ore 22:34 | link | commenti | commenti
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Chi sono

Utente: stefanobizzi
Nome: Stefano Bizzi
Giornalista, vive in provincia di Gorizia.

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