E' passato qualche giorno dalla manifestazione di protesta organizzata dai movimenti contro il Cpt di fronte alla prefettura di Gorizia, ma non riesco proprio a togliermi dalla testa un'immagine.
I soggetti della fotografia impressa dentro di me sono gli ospiti della sezione di prima accoglienza dell'ex caserma Polonio. I no-global li hanno portati in piazza da Gradisca; hanno dato loro gli striscioni e un megafono e quelli, dopo aver ballato e bevuto, si sono messi a rivendicare i loro diritti. Il diritto a manifestare è giusto e sacrosanto. Loro, in fondo, hanno chiesto solo quello che tutti vorrebbero avere: una casa, un lavoro, una famiglia.
Gli immigrati, però, per avere una casa, un lavoro e una famiglia hanno prima bisogno del permesso di soggiorno: di regolarizzarsi. Da qui la "pretesa" di parlare con un rappresentante della prefettura.
Circondati da studenti delle scuole appena usciti da chissà quali lezioni, se ne stavano sul marciapiede a gridare arrabbiati: "Diritti, diritti, diritti..."
Anzi: "Rights, rights, rights".
I ragazzi li guardavano come se fossero delle attrazioni, quasi degli aniali ammaestrati e qui sta il punto: nessuno sembra aver detto agli immigrati che accanto ai diritti, ogni cittadino ha anche dei doveri da rispettare. Certo, se prima non acquisiscono il diritto di stare in Italia, non possono neppure avere alcuni doveri. Alcuni, perché, altri li hanno. Li hanno come tutte le persone che stanno sul territorio italiano.
Come l'uovo e la gallina, la domanda è: vengono prima i diritti o i doveri?
