albergo Cpt

un viaggio nel centro di permanenza temporanea di Gradisca d'Isonzo
martedì, 23 ottobre 2007

Diritti e doveri

E' passato qualche giorno dalla manifestazione di protesta organizzata dai movimenti contro il Cpt di fronte alla prefettura di Gorizia, ma non riesco proprio a togliermi dalla testa un'immagine.

I soggetti della fotografia impressa dentro di me sono gli ospiti della sezione di prima accoglienza dell'ex caserma Polonio. I no-global li hanno portati in piazza da Gradisca; hanno dato loro gli striscioni e un megafono e quelli, dopo aver ballato e bevuto, si sono messi a rivendicare i loro diritti. Il diritto a manifestare è giusto e sacrosanto. Loro, in fondo, hanno chiesto solo quello che tutti vorrebbero avere: una casa, un lavoro, una famiglia.

Gli immigrati, però, per avere una casa, un lavoro e una famiglia hanno prima bisogno del permesso di soggiorno: di regolarizzarsi. Da qui la "pretesa" di parlare con un rappresentante della prefettura.

Circondati da studenti delle scuole appena usciti da chissà quali lezioni, se ne stavano sul marciapiede a gridare arrabbiati: "Diritti, diritti, diritti..."

Anzi: "Rights, rights, rights".

I ragazzi li guardavano come se fossero delle attrazioni, quasi degli aniali ammaestrati e qui sta il punto: nessuno sembra aver detto agli immigrati che accanto ai diritti, ogni cittadino ha anche dei doveri da rispettare. Certo, se prima non acquisiscono il diritto di stare in Italia, non possono neppure avere alcuni doveri. Alcuni, perché, altri li hanno. Li hanno come tutte le persone che stanno sul territorio italiano.

Come l'uovo e la gallina, la domanda è: vengono prima i diritti o i doveri?

postato da: stefanobizzi alle ore 19:37 | link | commenti (7) | commenti (7)
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Commenti
#1    24 Ottobre 2007 - 04:12
 
Viene prima la politica.
utente anonimo

#2    05 Novembre 2007 - 11:00
 
se non sbaglio, tempo fa su questo blog hai scritto che non saresti più intervenuto sulla questione cpt a meno di non avere notizie "da dentro". però ne scrivi su il piccolo.
qual è il tuo giudizio sul tono non tanto degli articoli ma dei titoli e delle locandine del giornale scriti dopo il fatto di Roma? non credi che titoli come "ora anche i romeni al cpt" non facciano altro che innescare la miccia della xenofobia? veramente in questo momento non se ne sente il bisogno
utente anonimo

#3    05 Novembre 2007 - 20:37
 
Rispondo, anche se non so a chi rispondo perché - ho notato - pochi mettono la firma in fondo ai post. Sui titoli e sulle locandine ci sarebbero da scrivere dei trattati. Per questo, in passato, mi sono arrabbiato tante volte e ormai ci ho fatto l'abitudine, quello però che c'è da dire è che la colpa della disinformazione è di chi legge anzi: di chi non legge. Tra questi mi ci metto anche io. Spesso per la fretta mi fermo al titolo e faccio le mie deduzioni, ma è sbagliato. Lo scopo del titolo è attirare l'attenzione. Riconosco che "Ora anche i romeni al Cpt" è una forzatura, ma tecnicamente non è sbagliato. è solo incompleto. "Ora anche i comunitari al Cpt" sarebbe stato ineccepibile, visto che i romeni sono soltanto una delle parti chiamate in causa dal decreto. Personalmente posso anche non condividere alcune dinamiche del sistema dell'informazione, ma ne faccio parte e mi devo adeguare al gioco. Quanto alla xenofobia, sarò un'illuso ma credo ancora che la gente non si lascia influenzare così tanto. Magai generalizza nelle discussioni, poi però sà distinguere le situazioni particolari che si trova a dovere affrontare nel concreto. Solo gli imbecilli che cercano un pretesto agiscono sull'onda emotiva di un titolo di giornale. Io se leggo che mi aumentano le tasse o la benzina, mi incazzo, ma mica vado ad ammazzare i politci...
Stefano
utente anonimo

#4    05 Novembre 2007 - 20:41
 
dimenticavo: è vero, avevo detto che non sarei intervenuto, ma alle volte anch'io sente il bisogno di dire qualcosa che sia mio e non sia solo il virgolettato di altri.
Stefano
utente anonimo

#5    06 Novembre 2007 - 13:47
 
mi dispiace ma non accetto il discorso che siccome fa vendere copie in più allora è tollerabile giocare con le parole. in questo momento quello che conta non è tanto il grado effettivo di sicurezza, ma la percezione che ognuno ne ha. e sulla formazione di questa "sensazione" quello che scrivono i giornali e dicono le tv incide tantissimo.
Linda (ieri ho dimenticato di firmarmi)
utente anonimo

#6    06 Novembre 2007 - 14:55
 
Non lo dico per lavarmi le mani, ma -purtroppo - le regole non le possiamo fare noi. Ti dirò di più: quello che è peggio, è che le regole non ci sono proprio. Spiego quest'ultima affermazione salvo generare equivoci: quello che vale un giorno, il giorno seguente non vale più e, credimi, i primi a non sapere da che parte sbattere la tesat siamo noi che dobbiamo scrivere. Quanto alla tua posizione, credimi ancora una volta se puoi, la condivido. Non si dovrebbe giocare con le parole, purtroppo però lo si fa tutti i giorni anche nella vita quotidiana. Come però non si dovrebbe giocare con i titoli, non si dovrebbero neppure fare tante altre cose...
Stefano
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#7    23 Aprile 2009 - 16:25
 
bah
utente anonimo

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Nome: Stefano Bizzi
Giornalista, vive in provincia di Gorizia.

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