albergo Cpt

un viaggio nel centro di permanenza temporanea di Gradisca d'Isonzo
lunedì, 10 marzo 2008

Cambio della guardia

Da oggi tutto quello che c’è scritto qui, diventa storia. Storia intesa come passato. Questa mattina alle 9, dopo due anni di gestione del Cpta, Minerva ha passato il testimone a Connecting People. Nel prossimo triennio sarà la cooperativa trapanese a occuparsi dei servizi interni del centro di permanenza temporanea e di prima accoglienza di Gradisca. Questo significa che tutti gli standard di lavoro cambiano e i racconti non sono più attuali.Visita al Cpta di Gradisca
In coincidenza con il cambio della guardia, questo pomeriggio c’è stata la visita dell'onorevole Salvatore Cannavò. Quale miglior occasione per cogliere ipotetici cambiamenti se non l’ispezione dell’esponente di Sinistra critica?
L’aria che si è respirata dentro l’ex caserma Polonio era strana. Era strana ma non a causa degli ospiti e neppure a causa dei nuovi arrivati. Era strana perché era di mobilitazione. Vedere il magazzino vuoto, per dirne una, mi ha fatto impressione. Era sempre pieno di vestiti, di prodotti per l’igiene, di vassoi, di materiali vari, oggi c’erano solo gli scaffali.

Anche l’infermeria era ridotta all’essenziale. Non c’erano più nemmeno gli armadietti. Sull’unico tavolo rimasto, le infermiere stavano facendo il punto della situazione.

Quanto agli ospiti, i volti erano diversi, ma le storie simili. Sui muri ho trovato qualche scritta in più, ma per il resto, negli occhi e nei racconti ho visto e sentito le stesse speranze, le stesse paure e le stesse avventure di chi li ha preceduti.Ospiti del Cpta di Gradisca

Per evitare la noia qualcuno si è inventato una scacchiera disegnandola sul retro di un vassoio di cartone con una penna biro. Le pedine? I tappi delle bottiglie. Rovesciati neri, dritti bianchi.


Uscendo abbiamo trovato all’esterno del muro di cinta tutti gli operatori. Preoccupati per il loro futuro. Anche se Connecting people ha assicurato che li riassorbirà tutti, loro non ne sono certi. Anche se la prima impressione che ho avuto è stata buona, posso capirli. E capisco anche la mia ex collega che mi ha assalito dandomi dello sciacallo e del venduto. Sciacallo perché li fotografavo. Venduto perché nel blog non ho parlato della situazione di lavoro degli operatori. Del fatto che l’organico fosse insufficiente per controllare oltre 200 immigrati.

Forse, se fossi rimasto di più, a un certo punto avrei scritto anche di questo. Ma non è detto.

La situazione di chi lavorava, per me, era secondaria. Era così per prima cosa perché rispetto a quella che era (ed è tuttora) la mia situazione professionale era rose e fiori; secondo perché se avevano qualcosa da dire, potevano farlo loro in prima persona, non avevano bisogno di me. Fino a prova contraria c’è ancora libertà di parola. Se non volevano esporsi in prima persona c’erano i sindacati. Quello che a me interessava del Cpta erano le storie dei trattenuti, di quelli che non avevano voce. Volevo capire come venivano trattati. Se vivevano in un albergo o all'inferno.

 

I miei colleghi li trattavano bene.

 

Qualunque fosse la situazione passata, ora il punto è che oggi gli operatori del Cpta sono spaventati del futuro come lo sono gli ospiti. Si trovano a un bivio e sono sicuri che i trenta giorni di prova nascondano tra le righe il loro licenziamento. Sia vero o no, bisognerà aspettare.

postato da: stefanobizzi alle ore 22:28 | link | commenti (2) | commenti (2)
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Commenti
#1    13 Ottobre 2008 - 18:07
 
immagino che sono stati licenziati... così va il mondo anche se non dovrebbe essere così!!!
utente anonimo

#2    12 Dicembre 2008 - 10:33
 
non tutti
utente anonimo

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Utente: stefanobizzi
Nome: Stefano Bizzi
Giornalista, vive in provincia di Gorizia.

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