"Il Cpt è come una droga". Suona strana questa frase. Mi gira nella testa da un po' di tempo. A dirla è stato un'operatore preoccupato per la sorte sua e del centro immigrati di via Udine. Per la precisione dovrei però dire "preoccupato per la sorte sua e degli ospiti del centro di via Udine".
Insieme alle paure e all'ansia di poter perdere il posto di lavoro, il cambio della guardia ha portato in superfice anche i sentimenti legati a una struttura che può essere letta da punti di vista diametralmente opposti, ma sempre e comunque corretti.
"Dopo tanto tempo finisci per affezionarti a quel posto - la spiegazione dell'operatore -. Ti affezioni al Cpt perché sai che puoi offrire alle persone che ci stanno dentro della solidarietà. Come loro hanno bisogno di aiuto, così tu hai bisogno di aiutare".
C'è chi poi ha paragonato l'ex caserma Polonio a un figlio che non vuole perdere: "Se dovesse andare male con Connecting People, sarà come vedere un figlio drogarsi", ha detto un'operatrice.
Per quanto mi riguarda devo ammettere che è vero. In parte il Cpt ti prende l'anima. Non è facile staccarsene: anche da giornalista diventa come una droga.
